Credit crunch: qual è la situazione in Italia

Attestare condizioni di credit crunch in Italia non è una novità, il nostro Paese ne è tra i più colpiti e l'emergenza sanitaria ed economica in atto ha acuito la gravità del problema. Il peso cade più significativamente sulle PMI italiane che spesso hanno dovuto gestire anche un calo di produzione, di vendite e di incassi, soprattutto in quei settori che nel 2020 sono rimasti bloccati dalla pandemia. Questo ha portato alcune di esse, le più tenaci e open minded, a rivolgersi ad interlocutori diversi da quelli tradizionali per evitare crisi di liquidità trovando delle risposte nel mondo del fintech. 

 

Perché si verifica il credit crunch 

Quando si fa cenno al credit crunch in Italia, si vuole descrivere una situazione in cudiventa più difficile ottenere finanziamenti. Si tratta di un fenomeno che può colpire tutte le aziende, non solo quelle già a rischio ma anche quelle che godono di ottima salute, ed è legato al ciclo economico. Le cause possono essere molto diverse: 

  • Congiuntura economica negativa: quando l'economia rallenta di fronte ad un crollo della domanda interna le imprese possono riscontrare delle difficoltà nel proprio business. Ciò può portare ad una crescita di crediti deteriorati nei bilanci delle banche e degli istituti di credito che reagiscono facendo aumentare le barriere per concedere prestiti. 
  • Scarsa patrimonializzazione delle banche: in questo caso i requisiti patrimoniali richiesti agli istituti di credito inducono gli stessi ad un processo di “flight to quality” e quindi a concedere prestiti solo in condizioni di rischio minimo a scapito delle imprese più innovative che cercano finanziamenti per progetti più sfidanti.   
  • Politiche monetarie decise dalle Banche Centrali: se agli istituti bancari viene richiesto un maggiore coefficiente di riserva obbligatoria o si introduce un tetto massimo alla possibilità di concedere finanziamenti rispetto a quanto fatto un anno prima, si arriva ad un innalzamento dei tassi di interesse, sempre a scapito delle imprese meno solide.   

Alle possibili cause di credit crunch in Italia, e nell'intera Europa, oggi dobbiamo aggiungere la pandemia in corso ed il passaggio alla recessione è breve. Le imprese si trovano così di fronte ad una contrazione della quota capitale spendibile per i loro progetti ed entrano in un periodo di maggiore incertezza economica che le porta a limitare i livelli di occupazione e gli investimenti. 

 

Nel 2021 cresce il peso del credit crunch in Italia 

Dal primo gennaio del 2021 l'ombra del credit crunch in Italia è ancora più tangibilePer rendersene conto basta osservare la nuova definizione di default entrata in vigore e che non fa che peggiorare la posizione delle PMI già segnate da un 2020 non certo fiorenteAd essere cambiate sono le soglie di accesso al credito e oggi per poter parlare di default basta il solo sconfinamento in una singola linea di credito per più di 90 giorni, contemporaneamente superiore a 100 € (per le esposizioni di PMI non superiori a un milione di euro e di 500 € per quelle superiori) e superiore all’1% del totale delle esposizioni verso la banca (rispetto al 5% ad oggi in vigore). È quindi molto più facile ritrovarsi un credito segnalato come NPL. 

A questa nuova definizione in materia di default riguardante oltre alle banche anche tutti gli intermediari finanziari non bancari, si aggiungono altre condizioni che non fanno che confermare il pericolo di credit crunch per lo meno in Italia. Preliminarmente va ricordato che, se nella rimodulazione dell’affidamento emerge una perdita superiore all’1%, la banca è costretta a dichiarare il cliente in default. In seconda battuta va considerato come questa nuova definizione impatti pesantemente anche su quei soggetti connessi all’impresa (cointestatari di mutui o di società partecipate) che potrebbero veder variata la propria capacità di rimborso. 

 

Come affrontare il credit crunch 

Saranno prevedibilmente numerose le imprese che, in una così difficile situazione economica come quella attuale, si imbatterannin questi severi parametri vedendosi presto limitato o addirittura  negato l'accesso al credito, a causa dalle segnalazioni negative alla Centrale Rischi di Banca d’Italia. Per far fronte a questo problema limitandone l'impatto negativo è necessario che le PMI intensifichino il controllo delle proprie finanze sia pianificando entrate e uscite, sia monitorando scadenze e saldi; ma potrebbe non bastare. Concrete soluzioni arrivano dal mondo fintech che, sempre più attento alle PMI, offre l'opportunità a molte aziende escluse o limitate dai circuiti di credito tradizionale, di finanziare il proprio capitale circolante scongiurando il pericolo di crisi di liquidità. Tra gli strumenti oggi più utilizzati ci sono le piattaforme di invoice trading che, attraverso la cessione delle fatture on line, riescono a garantire flussi di cassa certi e continui alle imprese con processi semplici, veloci e personalizzabili.   

 

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